Ormai è un fenomeno dilagante. Tutti abbiamo sentito parlare di legge di attrazione, di PNL, di strategie per il successo, di tecniche mentali per realizzare ogni desiderio, di metodi infallibili per realizzarsi in ogni campo della vita, eccetera eccetera. Spesso chi pubblicizza questo genere di tecniche - e i corsi a pagamento per impararle - per convincere il potenziale cliente dell’assoluta bontà del prodotto in vendita, arruola un testimonial di eccezione: nientemeno che Siddhārtha Gautama, alias Śākyamuni, in persona. Una bella immagine del Buddha (se ne vedono anche di terribilmente kitsch), qualche citazione improbabile dei suoi discorsi, qualche frase ‘spirituale’ a effetto – magari con riferimenti a presunte conoscenze esoteriche e scientifiche non documentate – e il gioco è fatto.

A un mese esatto dalla scomparsa di Desikachar, pubblichiamo questa intervista realizzata lo scorso giugno, in cui Claude esprime tutta la sua gratitudine verso il suo insegnante. Buona visione!

 

Chiunque frequenti oggi un qualunque corso di yoga in qualsiasi parte del globo, fin dalle prime lezioni scopre che, oltre a due fasce muscolari dette ischiocrurali, a un diaframma, a sette cakra e a tre nāḍī principali, possiede anche un «ego».

Questo ego, ci viene detto, è responsabile di quasi ogni male del mondo, dalla fastidiosa allergia agli acari che ogni tanto ci tormenta fino al buco nell’ozono:

Non riesci a portare la fronte sulle ginocchia in paścimottanasana? È a causa del tuo ego che ti impedisce di abbandonarti e allungare i tuoi muscoli.

Non riesci ad «aprire il cuore»? Ovvio, sei troppo «mentale» a causa del tuo ego.

L’origine storica della pratica delle posizioni (āsana) è ormai una questione ampiamente dibattuta tra i cultori dello yoga, sia praticanti sia studiosi. Le opinioni al riguardo sono varie e contraddittorie: alcuni (in numero sempre minore) propendono per una remotissima antichità, che risalirebbe all’epoca vedica o ai secoli successivi, spesso attribuendone l’origine a Patañjali stesso.

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